Cos’è il Counseling?

 

Il counseling si occupa di sostenere una persona che vive con disagio o sofferenza un avvenimento,un aspetto, una fase della sua vita e cerca dentro di sé l’energia e la capacità di vedere più nitidamente in quel vissuto, attribuirgli un significato proprio, affrontarlo nel modo più sentito perché più vero per lei, per poter andare oltre.

Il passato, le soffitte, restano dentro di lei, si ricorderà che hanno un valore, ma nel qui ed ora di un percorso di counseling tutta l’attenzione è rivolta a come sente quella situazione corrente, si lavora sugli spazi attuali dello spazio interiore.

Il presente è l’osservatorio privilegiato che ci contiene e ci fa sentire il legame dei piedi sulla terra, e da lì è sempre rintracciabile un nuovo senso, altri punti di vista, possibilità diverse di scelta e di azione verso il superamento.

E ci è di grande aiuto avere un obiettivo, personale e sincero, come un pezzetto di ponte fra presente e futuro.

Il dialogo con il counselor non parte dalla sua mente indagatrice che cerca problemi e elabora soluzioni, si evolve intorno a una “curiosità attenta” rivolta a conoscere e incontrare la persona che gli parla, a incoraggiare in lei una nuova apertura perché diventi, attraverso l’esperienza di quei passi di cammino insieme, un canale di flusso aperto con se stessa.

Relazione d’aiuto è favorire il contatto, la ricerca, una nuova conoscenza di quell’individuo che incontra se stesso, il sentire che ha in sé i propri bisogni e le risposte, e l’aiuto significa lasciare che questo accada.

 

A questo si presta il counselor con il suo lavoro, a essere parte, mai protagonista, di quell’attraversamento che sempre e comunque deve riportare la persona a se stessa. La sua prima abilità è nella qualità della “presenza” che non è mai passiva. Si tratta di bilanciare delicatamente quella gentilezza di chi sa accompagnare, senza porsi in un ruolo direttivo o da esperto di quei sentimenti che solo chi li sta esprimendo può sentirli per ciò che sono.

La persona si riappropria di parti di sé, impara a rendersi conto di un meccanismo che le è usuale mettere in atto, lo associa a un quadro di insieme più vicino alla sua interezza, si abitua a essere più leale con se stessa e perciò poi con gli altri, apre o approfondisce un dialogo introspettivo e un proprio muoversi nei suo spazi, crea collegamenti più chiari fra ciò che le accade esternamente e ciò che è all’interno.

Sono piccoli-grandi cambiamenti che piano piano abituano a toccare con mano il processo del proprio vivere, la forza di scegliere per se stessi, quella particolare gioia intensa che è il sentirsi responsabili di sé, dei propri pensieri, delle parole che si usano, del comportamento che si assume, dei sentimenti a cui si sceglie di dare spazio.

Corresponsabili dei fatti della giornata, partecipi della realtà.

Quando si parla di responsabilità le si associa spesso la fatica di un peso, un senso del dovere che il più delle volte opprime, e così si perde la forza vitale di quel piacere connaturale che è scegliere per se stessi.

La propria libertà.

L’esperienza di un buon percorso di counseling resta una traccia e un ritrovamento di strumenti che continuano a essere a disposizione autonomamente, per il cammino di vita che prosegue.

E in quel proseguire potrà essere più immediato il piacere di riconoscere la pienezza e il valore di ciò che siamo e che facciamo, un nuovo patrimonio da reinvestire per progredire.

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Il counseling si occupa di sostenere una persona che vive con disagio o sofferenza un avvenimento, un aspetto, una fase della sua vita e cerca dentro di sé l’energia e la capacità di vedere più nitidamente in quel vissuto, attribuirgli un significato proprio, affrontarlo nel modo più sentito perché più vero per lei, per poter andare oltre.

Il passato, le soffitte, restano dentro di lei, si ricorderà che hanno un valore, ma nel qui ed ora di un percorso di counseling tutta l’attenzione è rivolta a come sente quella situazione corrente, si lavora sugli spazi attuali dello spazio interiore.

Il presente è l’osservatorio privilegiato che ci contiene e ci fa sentire il legame dei piedi sulla terra, e da lì è sempre rintracciabile un nuovo senso, altri punti di vista, possibilità diverse di scelta e di azione verso il superamento.

E ci è di grande aiuto avere un obiettivo, personale e sincero, come un pezzetto di ponte fra presente e futuro.

Il dialogo con il counselor non parte dalla sua mente indagatrice che cerca problemi e elabora soluzioni, si evolve intorno a una “curiosità attenta” rivolta a conoscere e incontrare la persona che gli parla, a incoraggiare in lei una nuova apertura perché diventi, attraverso l’esperienza di quei passi di cammino insieme, un canale di flusso aperto con se stessa.

Relazione d’aiuto è favorire il contatto, la ricerca, una nuova conoscenza di quell’individuo che incontra se stesso, il sentire che ha in sé i propri bisogni e le risposte, e l’aiuto significa lasciare che questo accada.

 

A questo si presta il counselor con il suo lavoro, a essere parte, mai protagonista, di quell’attraversamento che sempre e comunque deve riportare la persona a se stessa. La sua prima abilità è nella qualità della “presenza” che non è mai passiva. Si tratta di bilanciare delicatamente quella gentilezza di chi sa accompagnare, senza porsi in un ruolo direttivo o da esperto di quei sentimenti che solo chi li sta esprimendo può sentirli per ciò che sono.

La persona si riappropria di parti di sé, impara a rendersi conto di un meccanismo che le è usuale mettere in atto, lo associa a un quadro di insieme più vicino alla sua interezza, si abitua a essere più leale con se stessa e perciò poi con gli altri, apre o approfondisce un dialogo introspettivo e un proprio muoversi nei suo spazi, crea collegamenti più chiari fra ciò che le accade esternamente e ciò che è all’interno.

Sono piccoli-grandi cambiamenti che piano piano abituano a toccare con mano il processo del proprio vivere, la forza di scegliere per se stessi, quella particolare gioia intensa che è il sentirsi responsabili di sé, dei propri pensieri, delle parole che si usano, del comportamento che si assume, dei sentimenti a cui si sceglie di dare spazio.

Corresponsabili dei fatti della giornata, partecipi della realtà.

Quando si parla di responsabilità le si associa spesso la fatica di un peso, un senso del dovere che il più delle volte opprime, e così si perde la forza vitale di quel piacere connaturale che è scegliere per se stessi.

La propria libertà.

L’esperienza di un buon percorso di counseling resta una traccia e un ritrovamento di strumenti che continuano a essere a disposizione autonomamente, per il cammino di vita che prosegue.

E in quel proseguire potrà essere più immediato il piacere di riconoscere la pienezza e il valore di ciò che siamo e che facciamo, un nuovo patrimonio da reinvestire per progredire.